26/07/2012

Tempo d'agosto

Eduardo Galeano, giornalista, scrittore e saggista uruguaiano ha scritto che siamo fatti di tempo, siamo i suoi piedi e le sue labbra. Magari non sarà proprio così, sta di fatto che viviamo come ossessionati dal tempo inafferrabile, che è la misura di tutte le cose, che tutto toglie e tutto dà, che non lascia alternative.
Michele Medda ha raccontato del nostro cattivo rapporto con il tempo in una bellissima storia di qualche anno fa di Dylan Dog, il fumetto culto delle generazioni post Tex Willer, nella quale l’indagatore dell’incubo si trova alle prese con una categoria molto speciale di morti viventi. Sì, perché gli inquilini del cimitero di Lowhill, la cittadina nella quale è ambientata l'avventura, non ritornano a vivere perché assetati di vendetta e di sangue, ma perché intendono recuperare tempo, quello che non avevano saputo spendere bene nel corso delle loro vite, impegnati come erano a correre avanti e indietro, giorno dopo giorno, come forsennati.
Su, ammettiamolo, quante volte ci capita di dirlo, e di sentircelo dire, ogni giorno? Non abbiamo tempo, non ci sono famiglie, amici o passioni che tengano. Ma davvero è così? Io a volte penso che abbia ragione il Merovingio, uno degli straordinari personaggi che popolano Matrix, il mondo dominato dalle macchine e reso possibile dalla finzione che abbiamo conosciuto grazie alla visionaria macchina da presa dei fratelli Wachowski, quando dice a Morpheus, Trinity e Neo “Già, non c'è tempo. Ma chi ce lo darà, il tempo, se non ce lo prendiamo, il tempo?”.
Certo che lo so che sembra facile, come direbbe l'omino coi baffi che ai tempi di Carosello promuoveva le virtù della caffettiera Bialetti, ma non lo è, in particolare in questi anni complicati nei quali i cambiamenti sono sempre più veloci e il modello sociale fondato sulla stabilità – del lavoro, della famiglia, dei partiti, ecc. -, vive una crisi tanto profonda da sembrare irreversibile.
Ma il fatto che non sia facile non vuol dire che non è possibile. Se ci pensiamo bene, al tempo dei senza tempo a fare i profeti del “bisogna correre sempre più in fretta” senza sapere in che direzione andare si finisce soltanto con il “fare ammuina”, proprio come i marinai della marina borbonica.
Una ricetta com'è ovvio non ce l'ho, continuo soltanto a pensare che non si può avere una direzione di marcia senza avere dei valori, degli scopi, delle cose in cui credere. Vale per le persone e vale per i Paesi. Sì, anche d'agosto. 

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Di Vincenzo Moretti il 26/07/2012 alle 19:37



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